Nel luglio del 1948, tornando a casa da una "serà" di pesca, in realtà molto misera,come lo stesso Cavalier Antonio ci ha raccontato, lui e il padre, navigando dalle foci dell'Adige verso Porto Levante, scorsero dal mare, nello stesso luogo in cui ora sorge lo stabilimento balneare, alcune tende e ripari di fortuna, sotto i quali dei radi bagnanti, giunti sulla spiaggia della località "Boccavecchia" dopo un viaggio piuttosto difficile ed avventuroso, stavano beatamente riposandosi.Da qui, la "molla" che fece prendere al "Moro" ed al figlio Antonio, la decisione che avrebbe mutato radicalmente le loro esistenze e quelle di tutta la famiglia Donà: vendettero tutti i loro averi, dalle barche da pesca alle reti, acquistarono alcune casette di legno, che, modificate, divennero 18 capanne per i bagnanti, una destinata a "bar-ristorante", una a cucina e due stanze da letto. Si trasferirono a Rosolina Mare, chiaramente intenzionati ad esercitarvi l'attività turistico - balneare, consci che sarebbe stata una vita dura, "da frontiera". La scommessa su cui avevano giocato tutto, grazie al loro coraggio ed alla loro perseveranza, sarebbe risultata vincente. Da questo primo nucleo di capanne, grazie all'innata professionalità di tutti i membri della famiglia, si giunse, dopo il 1951, a costruire il primo muro di mattoni, sul lato nord e, nel 1957, era finalmente realizzato l'intero fabbricato in muratura, la "punta di diamante" dell'attività turistica a Rosolina Mare.
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Arrivarono poi, oltre alle soddisfazioni materiali, anche quelle morali, meritatissime, ed infatti nel 1969 Ulderico Donà diviene Cavaliere della Repubblica, grazie ai suoi innegabili meriti turistici. Contemporaneamente, grazie all'opera del figlio del "Moro", Antonio, lo stabilimento balneare dei Donà si amplia e si modernizza: vengono realizzate moderne infrastrutture, una notevole serie di accoglienti "bungalow" e, cosa estremamente importante, la balneazione è resa sicura grazie all'istituzione di un servizio di sorveglianza con bagnini, che permette ai vigilanti, ormai non più solo locali, ma provenienti un po' da tutta l'Italia del nord ed anche dall'estero, di fare il bagno in tutta tranquillità e sicurezza. Ecco, la sicurezza, è sempre stata un po' il "fiore all'occhiello" dei "Bagni dal Moro" ed infatti, non a caso, in condizioni di emergenza si è ricorso anche da parte degli altri stabilimenti balneari ubicati a Rosolina Mare, ai mezzi ed agli uomini di Antonio Donà. Quanto ai riconoscimenti pubblici per meriti turistici, questi sono stati assai numerosi, sia per il padre Ulderico, che per il figlio e successore, nell'attività ricettivo - balneare, Antonio. Nel 1968 ad Ulderico, il celeberrimo "Moro", l'Ente Provinciale del Turismo di Rovigo, conferì la prestigiosa "Stella del Turismo" e nel 1969, onorificenza di cui dal 1979, esattamente dieci anni dopo il padre, si fregia anche Antonio. Per altro il 9 novembre del 1985, l'operatore turistico "Tonino Donà", ormai conosciuto, per la sua cordiale ospitalità e la sua professionalità, un po' ovunque, dentro e fuori i confini del mondo turistico italiano, ha avuto un altro attestato estremamente prestigioso, conferitogli dall'allora Presidente della Camera di Commercio di Rovigo: il diploma di Medaglia d'Oro del "Concorso per la premiazione della fedeltà al lavoro e del progresso economico 1984". Nella vita di Ulderico Donà ed in quella del figlio Antonio, la famiglia riveste un ruolo essenziale, quasi di "parafulmine" contro tutte le avversità, con cui i Donà hanno dovuto "fare i conti", e le per tutte, basti ricordare la violentissima mareggiata dell'inverno 1979, che causò enormi danni su tutto l'arenile di Rosolina Mare e fu particolarmente devastante per i "Bagni dal Moro.
Grazie all'appoggio di tutta la famiglia, che si strinse intorno unanime, "Tonino" ripristinò la sua azienda turistica a tempo di record, dimostrandosi, allo stesso tempo, uomo coraggioso e grande manager. Accanto ad Ulderico, troviamo l'insostituibile e preziosa figura della moglie, Fulvia Grandis, volitiva, lavoratrice instancabile, nonché dotata di grandi capacità e qualità umane ed affettive.Mi ricordo di averla definita, e ribadisco a valenza del mio giudizio, come "l'asse portante" della famiglia Donà, impressione che ebbero anche quelli che, nel lontano I° maggio 1949, la videro "sbarcare" con con la famiglia sul litorale rosolinese. Con lei il marito Ulderico e i figli Antonio di 14 anni, Antonietta di 15 e Loidosca di 2. Il celebre "Moro" scomparve il 14 Giugno 1970, anche sul letto di morte, estremamente lucido, dimostrò ancora una volta il suo enorme coraggio, che era stato, in effetti il "livemotive" di tutta la sua vita: trovò la forza di raccomandare al fratello Vittorio "Arioso" Donà, in pianto dirotto, di calmarsi poiché soffriva di cuore.Il 16 giugno in località Volto di Rosolina, nella chiesa e sul sagrato, durante i funerali di Ulderico Donà, ormai divenuto nell'immaginario collettivo, una leggenda, la folla era straripante e forse mai è stata eguagliata in altre circostanze, liete o tristi. Fino al 28 giugno 1979, l'opera del Moro viene portata avanti dalla moglie Fulvia, ma già da tempo Antonio si era sobbarcato il peso della conduzione dell'Azienda Familiare, di cui, da allora, è l'indiscusso capo.Anche "Tonino", ha la fortuna di avere al suo fianco, preziosa e silenziosa, la moglie Maria , i figli Ulderico e Tadiana e i nipoti Federica, Antonio, Filippo e Martina.







